Interno della chiesa di San Giovanni Apostolo ed Evangelista in Spezzano (Mo)

Quadro collocato nell'abside al di sopra dell'altare.

E' un dipinto ad olio su tela di medie dimensioni (150x120 cm) che raffigura la Madonna col Bambino e San Giovanni evangelista, patrono della parrocchia. E' opera di Francesco Vellani, pittore modenese del settecento, di grande successo all'epoca, che ladipinse in tarda età a 78 anni.Il dipinto è di semplice composizione. La Madonna è seduta su uno scranno, vestita con abbondante panneggio, e mostra il Bambino sorreggendolo sulle ginocchia. Con l’indice della mano sinistra Gesù indica un cartiglio, tenuto dispiegato dalle mani dell’evangelista, in cui sono riportate in latino le prime righe del Vangelo di Giovanni: ”In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio”. E’ siglato “F.V.F./765”, che sta per “Francesco Vellani fece nel 1765”.San Giovanni è leggermente discosto, arretrato, a voler significare che il centro dell’attenzione deve essere il Cristo, il Verbo Incarnato, mentre lui è solamente un testimone, trascrittore degli avvenimenti. Una maestosa aquila, simbolo dell’evangelista Giovanni, è posta nell’angolo inferiore destro a completare il dipinto.

 

Quadro collocato sull'altare della Madonna nella navata sinistra.

E' un olio su tela (255x180 cm) che raffigura i misteri del rosario, opera del pittore bolognese Bartolomeo Cesi vissuto dal 1556 al 1629 e la sua bottega. Il quadro era stato commissionato dalla “confraternita del rosario” e posto sull’altare dalla confraternita stessa (il terzo della navata di destra) nel primitivo assetto architettonico della chiesa. I misteri del rosario attorniavano una nicchia con una statua della Vergine Maria.Anticamente la statua rimaneva nascosta da un telo dipinto, ora perduto, raffigurante la Madonna, san Domenico e sant’Alo’.I quindici misteri del rosario si susseguono iniziando dal lato sinistro con i misteri gaudiosi, i dolorosi nella parte superiore e infine i gloriosi nel lato destro del quadro. Ogni mistero è rappresentato in singoli quadretti di 45x35 cm ciascuno.Tra le raffigurazioni più riuscite, di maggiore spessore e qualità artistica e sicuramente della mano del Cesi sono: l’annunciazione, che richiama nell’impostazione una scena da Tiziano; la resurrezione, con la figura del Cristo possente e leggera al tempo stesso al di sopra del sepolcro aperto; l’incoronazione della Vergine da parte di Dio Padre e del Cristo con la presenza della Colomba dello Spirito Santo tra le nubi; la Natività ambientata in una stalla e la drammatica Crocifissione.

Le due vetrate delle nicchie poste nell'arco trionfale del presbiterio.

Indicano due momenti della vita di San Giovanni Evangelista.

La prima, a sinistra, riporta l'affidamento di Gesù: "Donna, ecco tuo figlio" e "Giovanni, ecco tua madre".

La seconda, a destra, descrive l'arrivo di Pietro e Giovanni nel sepolcro vuoto: "Entrò anche Giovanni e vide e credette".

   

Quadro collocato al di sopra del battistero, nella navata sinistra.

E' un dipinto ad olio su tela di grandi dimensioni (210x146 cm) che raffigura San Giovanni Battista che predica nel deserto. L'autore è un pittore emiliano attivo alla metà del XVII secolo, probabilmente allievo di Guido Reni, grande maestro bolognese.

Una luce vivida, di sbieco, illumina la figura del Battista, cinto solo con una pelle di cammello, e ne risalta il volto accigliato e fiero. Giovanni, a bocca aperta, col braccio teso e l’indice alzato, par che gridi: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!” (Matteo 3,2).

Una bianca luce illumina anche un agnello adagiato a fianco del Battista, che lo protegge con la mano sinistra: “Ecco l’Agnello di Dio; ecco colui che prende su di sé il peccato del mondo” (Giovani 1,29).

Il paesaggio in lontananza, alle spalle di Giovanni Battista, è molto scuro. Solo uno squarcio di luce lacera le nubi in un cielo tempestoso. Il pittore probabilmente intende comunicare che la luce portata da Giovanni e dall’Agnello rischiarerà le ombre della terra.

Questa vetrata mostra un dettaglio dell'Ultima Cena dove focalizza Gesù e Giovanni.

La vetrata del Tamburo (o Bussola) della porta principale.

Descrive il territorio della parrocchia con i profili del castello di Spezzano, il santuario di Fiorano, l'agglomerato del paese, le ceramiche, le colline, alcune figure senza volto immerse tra le frasi delle "Beatitudini".

   

 

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